Una credenza sul lato destro su
cui sono poggiati numerosi piatti da portata e bottiglie, giocattoli da bambini
e pezzi di carta da regalo che nascondono alcune fotografie. Sono per lo più
vecchie foto, ritratti di famiglia. Una vetrina contiene bicchieri e tazze ben
ordinate.
In fondo una finestra da cui si
vedono i palazzi di fronte. Pesanti tende a fiori ai lati della finestra.
Sul lato sinistro c’è una lampada
e qualche sedia accostata al muro.
Alle pareti decorazioni ed
addobbi natalizi che nascondono quasi alcuni quadri appesi, paesaggi e nature
morte.
Al centro della stanza un grande
tavolo apparecchiato dove 8 persone, (3 giovani donne, 4 giovani uomini e un
anziano) sono sedute a mangiare. Il pranzo è in una fase già avanzata. Alcuni
posti sono vuoti anche se in tavola restano i piatti con avanzi di cibo.
Sentiamo le voci di bambini che giocano in un'altra stanza.
I commensali sono distribuiti ai
due lati lunghi del tavolo. A capotavola, spalle alla porta, l’anziano
capofamiglia. Sono tutti concentrati sul cibo. Quasi non parlano. Solo qualche
frase di circostanza, detta quasi sottovoce.
A capotavola il capofamiglia ha
finito di mangiare e guarda, uno per uno i giovani al tavolo.
Si versa del vino e beve un gran
sorso. Si asciuga le labbra con il tovagliolo che aveva infilato nel collo
della camicia. Poggia il tovagliolo sul tavolo. Ora ha tutte e due le mani sul
tavolo. Guarda dritto davanti a sé, fuori dalla finestra.
Improvvisamente scoppia a ridere.
E’ una risata forte e squillante, grassa. Reclina la testa all’indietro e con
le mani afferra il tavolo come se volesse aiutarsi a non cadere.
I commensali si bloccano. Sono
stupiti. Iniziano a guardare l’uomo. Qualcuno abbozza una risata.
Lui continua a ridere. E’ sempre
più rosso in volto e a fatica tiene gli occhi aperti.
Due bambini compaiono nel vano
della porta attirati dalla risata del nonno. Rimangono alcuni istanti, poi
tornano ai loro giochi.
A tavola, tra gli adulti, cresce
l’imbarazzo. Alcuni ricominciano a mangiare distogliendo lo sguardo dall’uomo
che continua a ridere a crepapelle.
Uno dei giovani uomini si alza da
tavola quasi spazientito e va verso l’anziano.
UOMO
Allora, si
può sapere perché ridi papà?
L’uomo lo guarda ma non smette di
ridere. Fa dei gesti nella sua direzione come chi cerca di scacciare una mosca.
Il giovane, spazientito, esce di corsa dalla stanza. Una donna si alza da
tavola e gli corre dietro.
L’anziano li segue con lo sguardo
ma non smette di ridere e di tanto in tanto batte una mano sul tavolo.
E’ sempre più rosso in volto.
BAMBINA dall'altra stanza
Mamma! Luca non mi vuole ridare la bambola!
Una donna si gira verso la porta.
Si alza. Esita un po’. Guarda l’anziano e poi gli altri commensali. Esce dalla
stanza.
L’uomo non la guarda. Ha gli
occhi chiusi e si tiene la pancia continuando a ridere.
Tra gli altri commensali cresce
la preoccupazione. Un giovane si alza e si avvicina all’uomo. Si accuccia. Gli
mette una mano sulla spalla e lo guarda intensamente in volto.
L’uomo gira la testa nella sua
direzione ma non smette di ridere.
UOMO
Papà, va
tutto bene? Ti senti bene?
L’uomo fa dei cenni di assenso
con la testa. Nel frattempo una giovane donna si è avvicinata dall’altro lato
del tavolo. L’uomo si gira e la guarda. Poi con le mani fa dei gesti ai due
perché si alzino e si allontanino. I due si alzano e si guardano negli occhi.
DONNA
Cosa pensi
che dobbiamo fare?
Il giovane scuote la testa
pensieroso.
UOMO
Non lo so…
DONNA
Chiamiamo il
medico?
Il giovane scuote la testa
energicamente.
UOMO
No. A che
servirebbe? Non sembra star male.
Sotto di loro l’uomo non presta
per niente attenzione alle loro parole e continua a ridere. La risata è sempre
più stridula.
Improvvisamente si alza.
Continuando a ridere, ora quasi sottovoce, si dirige verso la finestra. La
apre. Guarda in basso e poi in alto. Si gira verso l’interno della stanza e
guarda gli altri che ora sono tutti in piedi e lo guardano senza sapere cosa
fare. L’uomo tira la tenda e si nasconde agli sguardi. La risata continua
dietro la tenda ancora per qualche istante, poi improvvisamente smette.
Silenzio nella stanza. Nessuno
osa avvicinarsi. Dopo qualche minuto la tenda si apre di scatto. L’anziano,
serissimo, si allontana dalla finestra, si dirige verso la porta. Quando vi
arriva si gira e guarda uno ad uno i giovani inebetiti. Poi esce dalla stanza.
La Residenza Murat si trova nel quartiere
Saint-Léonard, anche detto (e pronunciato con una punta di disprezzo)
Quartier Nord, secondo solo a Droixhe per mala fama.
Uscendo dal palazzo si gode della splendida vista della Mosa, con le
sue chiatte che trasportano carbone, di uno stradone a quattro corsie e
del tossico che chiede l'elemosina. Sempre lo stesso.
Oggi l'ho incontrato in un altro punto della città e mi ha salutato. Ho capito che nella mia vita c'è qualcosa che non va.
Cominciano le presentazioni. Per amore della logica e dell'ordine vi
presentiamo innanzitutto gli inquilini dell'appartamento di sinistra
dell'undicesimo piano: il signore e la signora Brepols.
Lui è alto. Molto alto. E anche molto grosso. (La prima volta che
abbiamo preso l'ascensore con lui abbiamo avuto paura. Dieci piani
chiusi in un metro quadro con un energumeno del genere è un'esperienza
che non si augura a nessuno.) Ha una settantina d'anni. Porta
perennemente in testa un cappello
da cowboy, ricordo del nonno che partì alla conquista dell'Ovest dopo
aver conquistato una giovane ballerina dell'Est ed aver abbandonato la
famiglia. Baffo prussiano e occhiali da sole anche se qui il sole non è
nemmeno un ricordo, visto che nessuno l'ha mai visto davvero. Adora le caramelle
gommose alla liquirizia e ne tiene sempre un sacchetto nella tasca
della giacca.
La moglie è piccola. Magra e piccola. Sorride sempre. Anche quando è
seria. Sarà forse un'arma per tenere a bada la montagna umana che le
sta affianco? O forse...Ci incontra in ascensore mediamente due volte a
settimana da sette mesi e ogni volta (ogni volta)
ci chiede se anche noi abitiamo nel palazzo.
Si aggira sempre per il
quartiere con una di quelle borse per la spesa con le rotelle. Sempre
vuota, naturalmente.
Benvenuti.
Questa è la "Residenza Murat". Dietro la sua facciata di palazzo rispettabile del centro di una cittadina europea si svolgono le vite di ventiquattro famiglie.
Dodici piani, ventiquattro appartamenti, decine di casi umani.
E siamo qui per presentarveli tutti.